7 min readLa Realtà Virtuale per migliorare la qualità di vita dei pazienti: intervista a Valentino Megale di Softcare Studios

Interviste 20 Aprile 2020 5 min read
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7 min readLa Realtà Virtuale per migliorare la qualità di vita dei pazienti: intervista a Valentino Megale di Softcare Studios

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Quando si parla di innovazione non si può non pensare alle startup. In Wealdhy abbiamo pensato di confrontarci proprio con queste realtà e chiacchierare con chi le ha ideate e fondate, per conoscere che cosa li abbia spinti a crearle, quali sono i prodotti sviluppati e come il mondo della salute li abbia accolti.

La prima di queste chiacchierate l’abbiamo fatta a Valentino Megale – CEO di Softcare Studios Srls – Startup italiana innovativa che opera nell’ambito della digital health.

Qual’è la mission di Softcare Studios e di cosa si occupa?

La mission è quella di migliorare la qualità di vita dei pazienti durante l’esperienza terapeutica, in particolar modo da un punto di vista mentale e della percezione degli ambienti, attraverso l’utilizzo di tecnologie immersive (AR e VR e mixed). Il tutto supportato da dati raccolti durante l’uso di queste tecnologie da parte dei pazienti e successivamente analizzati per trarne informazioni utili e ottimizzare sempre più l’esperienza utente; si tratta quindi di dati unici e contestualizzati all’esperienza che la persona sta vivendo.

Questi possono poi essere usati come metriche per valutare i profili di stress, di capacità motorie, sensitive, comportamentali e sociali della persona.

Perchè è stata scelta la Realtà Virtuale?

La VR è stata scelta come tecnologia partendo da un’idea di salute olistica, che comprende corpo e mente. Una parte importante del benessere mentale dipende da quali spazi percepiamo e con quali interazioni ci confrontiamo, soprattutto durante la terapia. Spazio e interazione sono tra le principali variabili che possiamo liberamente modificare usando la realtà virtuale e questo la rende una tecnologia particolarmente utile per supportare i pazienti durante le sfide del percorso terapeutico.

Con la Realtà Virtuale è possibile creare qualunque tipo di ambiente, e permettere alla persona di vivere un’esperienza positiva. 

Ci troviamo quindi di fronte ad una tecnologia non invasiva, non farmacologica ma che, attraverso la mente, ha ripercussioni sul corpo.

Come è nata l’idea?

Siamo nati nel 2016 con il nostro progetto core, TOMMI , grazie ad un percorso di accelerazione fornito dall’azienda pharma Merck nel loro quartier generale a Darmstadt, in Germania (dopo aver partecipato al loro primo hackathon in Italia, a Roma)

Come nascono i progetti di Softcare Studios? 

Partono da un bisogno, che è quello dei pazienti, e da un confronto con famiglie, medici, psicoterapeuti e realtà direttamente coinvolte nel percorso terapeutico, come un’azienda medtech o pharma. L’obiettivo è creare un’esperienza progettata attorno al profilo del paziente.

Cos’è Tommi?

Immersive virtual reality may help treat fears in autistic ...

Si tratta di un’esperienza in realtà virtuale dedicata a pazienti pediatrici (7-14 anni) sottoposti a trattamenti stressanti e dolorosi, come quelli oncologici, ortopedici e odontoiatrici.

Viene presentata ai pazienti sotto forma di gioco che punta a:

  1. Ridurre ansia e dolore durante i trattamenti
  2. Testare le dinamiche di realtà virtuale e il loro impatto su mente e corpo
  3. Includere i genitori nel percorso di cura

Risultato? Bambino rilassato, caregiver coinvolto e medico e personale sanitario facilitato nella pratica clinica.

Qual’è  il riscontro di chi utilizza Tommi?

In Italia siamo ora presenti in 5 ospedali e in 1 a Houston, negli Stati Uniti. Oltre a essere impiegato nella routine quotidiana dei giovani pazienti, TOMMI è parte di pilot clinici finalizzati a far emergere dati e metriche oggettive riguardanti l’impatto dell’esperienza VR.

Il feedback dei bambini è positivo.

Per esempio, il bambino oncologico vive condizioni di isolamento, attraverso la VR ha la possibilità di superare le mura dell’ospedale e vivere un’esperienza positiva, che con la mente lo porti in posti e spazi lontani e che susciti in lui sentimenti ed emozioni che lo aiutino nel suo percorso di cura.

Il genitore trova il progetto interessante, perché si sente coinvolto e parte attiva di un percorso in cui normalmente non può partecipare, se non con la vicinanza.

Per quanto riguarda il personale sanitario, quello maggiormente coinvolto sono gli infermieri che hanno la possibilità di innovare il loro approccio con il paziente.

Un’altra applicazione interessante di TOMMI è legata alla riduzione dello stress vissuto durante l prelievo ematico, in test al San Gerardo di Monza. Dare al paziente la possibilità di estraniarsi e vivere con meno ansia l’esame, permette anche al personale di poter svolgere con più serenità il proprio lavoro.

L’esperienza virtuale di Tommi è personalizzata?

Al momento TOMMI viene personalizzato in parte dal paziente durante il gioco, tuttavia rientra tra i nostri obiettivi la progettazione di contenuti in grado di adattarsi dinamicamente al paziente in funzione dei dati raccolti.

Si tratta di elementi che caratterizzano in modo trasversale più patologie e che possono essere superati grazie a stimoli ed esperienze di realtà virtuale.

La VR prevede l’utilizzo di un caschetto e bisogna tenere in considerazione che i pazienti possono avere limiti motori, sensoriali o cognitivi – bisogna quindi focalizzarsi su quello che il paziente può fare. Il paziente, per poter utilizzare Tommi, viene quindi selezionato: non sotto i 7 anni (il bambino deve percepire bene la differenza tra il sé e l’ambiente circostante), deve essere in specifiche fase del suo percorso clinico e di terapia e, infine, bisogna tenere in considerazione le sue caratteristiche fisiche (come limiti sensoriali e motori che impediscano di fruire efficacemente del suo contenuto).

Come possono i pazienti accedere a Tommi e ai progetti di Softcare Studios?

Tommi è al momento il nostro primo progetto disponibile commercialmente, fornito agli ospedali attraverso le Associazioni Pediatriche. Le associazioni acquistano visore + software e lo forniscono al paziente.

Come si misura l’outcome?

Con test psicologici e misurazione di parametri biomedici. In futuro verranno analizzati i dati e forniti anche su dashboard di interfaccia medico-paziente.

Come viene percepita la presenza di un nuovo “elemento” di cura?

Cambiare l’approccio terapeutico e utilizzare tecnologie estranee finora al setting ospedaliero non è sempre di facile accettazione.

Introdurre un’esperienza come Tommi porta ad avere un nuovo attore all’interno del team multidisciplinare, offrendo un’opportunità per arricchire il percorso di cura

Cambio di approccio e nuovo team multidisciplinare sono aspetti che devono essere valutati, e dietro deve sempre essere una fase di preparazione, formazione ed educazione.

E come sta influendo il covid-19 sui vostri progetti e sul mondo della VR?

Il visore che viene utilizzato come device per accedere all’esperienza di VR è un elemento costante e non personale. L’emergenza sanitaria pone quindi particolare attenzione alla sua pulizia, dal momento che viene condiviso da più pazienti.

In generale l’emergenza sta portando a ripensare le norme di pulizia, utilizzo e gestione degli strumenti in VR.

Dall’altro lato, però, una esperienza virtuale potrebbe essere utile per tutti noi che siamo al momento isolati, per portarci fuori dalle mura domestiche. E, pensando più ad ampio spettro, potrebbe essere un ottimo strumento anche in situazioni come le carceri o, perchè no, per i viaggi nello spazio o per eventi a cui si partecipa da remoto.

Insomma, questo periodo sta portando a pensare di più alle potenzialità della realtà virtuale, anche se magari non è possibile creare soluzioni da un giorno all’altro.

Risulta quindi importante continuare a diffondere la cultura e le potenzialità della VR, per farne comprendere i grandi vantaggi.

La percezione in Italia e in USA è diversa?

Inizialmente, nel 2016, sì. In USA sono molto più abituati a questo tipo di tecnologie. In Italia sono tecnologie che ora sono più conosciute ma che inizialmente erano meno note.

Anche lato privacy, in USA sono più aperti e disponibili sull’utilizzo dei dati – in Italia meno. (dati sempre raccolti e usati a fini di ricerca medica).

Obiettivi futuri?

Differenziare i progetti e indirizzare nuove tipologie di pazienti alle esperienze in realtà virtuale. E poi, espandersi anche ad altri settori come il fitness e le missioni spaziali.

Il filo comune è sempre il benessere mentale attraverso le tecnologie immersive.

Contatti:

Valentino Megale (Linkedin): https://www.linkedin.com/in/valentinomegale/

Tommi (sito): https://www.tommigame.com/

Tommi (Linkedin): https://www.linkedin.com/company/tommi/

Softcare Studios (sito): https://www.softcarestudios.com/en/homepage/

Chimica farmaceutica di nascita, cresciuta a marketing farmaceutico e con una grande passione per l’innovazione in ambito health. Affrontare nuove sfide e modi di pensare, conoscere e imparare ogni giorno è il mio mantra Linkedin