7 min readDall’infezione da COVID-19 all’infezione digitale

Digital health 25 Aprile 2020 5 min read

7 min readDall’infezione da COVID-19 all’infezione digitale

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Il mondo della salute è sempre stato classificato come mondo difficilmente digitalizzabile perché dominato da note barriere regolatorie che rallentano l’adozione di nuovi trend fino allo scoraggiamento. La pandemia globale ha svelato crudamente queste barriere, le mancanze e limiti del sistema sanitario globale e ci ha fatto realizzare che è necessaria una “infezione digitale”.

In genere, in un’infezione virale, sia l’ospite che il virus tendono ad un vantaggio riproduttivo: l’ospite sviluppa difese immunitarie e il virus subisce continue modifiche (mutazioni).  Posso immaginare uno scenario simile anche per un’infezione digitale con cui intendo la diffusione contagiosa del digitale in ambito sanitario: la salute migliora grazie a soluzioni digitali e la tecnologia si innova ed esplode per rispondere a nuove esigenze. Tuttavia è importante sottolineare che il virus COVID-19, anche chiamato – per utilizzare termini più scientificamente accurati – SARS-CoV2 è un virus che, nel suo processo infettivo, sceglie l’efficienza di trasmissione rispetto alla resistenza (e quindi non muta velocemente) e tende ad esporre il suo passaporto o siti di riconoscimento (antigeni) riconoscibili da anticorpi, facilitando (fortunatamente) lo sviluppo di vaccini per combatterlo. Nello scenario di un’infezione digitale immagino un sistema un pò più intelligente, dominato da cambiamenti evolutivi che favoriscono la selezione degli strumenti più adatti al nostro benessere.

Oggi, l’assistenza digitale sembra essere l’unica ancora di salvezza per salvaguardare la salute di tutti i cittadini perché permette di “curarsi” anche se distanti dal medico e dalle strutture sanitarie. L’urlo di bisogno è così importante da aver catalizzato il processo di adozione di nuove tecnologie anche in Italia, una rivoluzione tecnologica che ci ha colpito e ci ha “forzato” ad accettare l’innovazione per poter vivere e sopravvivere in salute e sicuri. Mi sembra chiaro che, oggi, con la maggior parte della popolazione globale in “lock down” e in alcuni casi, completo isolamento, integrare la digital health nel nostro sistema non è più un’opzione, è una necessità. C’è quindi bisogno di un servizio di fast-track.

Tra i primi servizi digitali esplosi in questo periodo in Italia e nel mondo c’è il telemonitoraggio che ha offerto ai pazienti la possibilità di essere monitorati a distanza dal proprio medico, garantendo così un continuum assistenziale. Un’esempio d’eccellenza è Pagine Mediche uno strumento realizzato da Healthware Group sotto la supervisione medica del Dr. Emanuele Urbani, Medico di Famiglia di Milano, e sviluppato sulla base delle Linee Guida del Ministero della Salute. Pagine mediche ha permesso a medici di realizzare video visite (si contano circa 2000 clinici registrati) e ai pazienti di orientrarsi tra i propri sintomi attraverso una sorta di auto triage virtuale (grazie a un servizio di chatbot multilingue utilizzato già da circa 100 mila persone) e, in caso di sospetta infezione, di attivare in tempo reale un monitoraggio medico a distanza. Un servizio non avido, personalizzato, vicino al paziente e alle sue esigenze. Sempre rimandendo in tema di telemedicina, il Ministro per l’Innovazione Tecnologica, insieme al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità e all’ OMS, hanno recentemente (24-26 Marzo) promosso un bando per trovare app di telemedicina per i pazienti che sono a casa, non solo quelli affetti da COVID-19, ma anche anziani e/o affetti da patologie croniche.


In un mondo popolato da cittadini clinicamente vulnerabili (anziani con poli-patologie croniche e ad alto rischio di mortalità), l’impossibilità di poter effettuare controlli di routine ed esami diagnostici utili alla prevenzione è sicuramente causa di stress, ansia ed incertezza. Per queste ragioni, tutto il mondo sta investendo per garantire teleassistenza a 360º, con supporto clinico ed anche psicologico. In linea con Pagine Mediche, la startup olandese Luscii, conosciuta per il telemonitoraggio di pazienti con patologie respiratorie (es.BPCO) e recentemente anche cardiovascolari (es. scompenso cardiaco), ha risposto alla call dell’OMS e con un adattamento tempestivo alle esigenze attuali è riuscita ad aggiungere ai suoi servizi un triage virtuale rivolto a pazienti con COVID-19. Negli Stati Uniti, la startup californiana Gyant conosciuta per offrire servizi di teleassistenza personalizzati e rivolti alla gestione di diverse patologie, ha sviluppato COVID-19 SERA (COVID-19 Screener and Emergency Response Assistant) una sorta di pronto soccorso virtuale accessibile da uno smartphone, tablet o computer, finanziato dall’assicurazione privata BlueShield. Dopo un veloce screening on demand, COVID-19 SERA smista il paziente verso l’assistenza d’urgenza individualizzata alla gravità dei sintomi registrati, educa i pazienti nella gestione dei propri sintomi e guida alla prevenzione attraverso una comunicazione empatica. Interessante è la decisione di Dexcom, altra startup californiana riconosciuta a livello mondiale per il monitoraggio autonomo del glucosio, di diffondersi dalle case dei pazienti diabetici agli ospedali. L’obiettivo è bidirezionale e consiste nel dare l’opportunità a pazienti diabetici ospedalizzati con COVID-19 di controllare autonomamente i propri livelli glicemici senza l’aiuto degli operatori sanitari, risparmiando a quest’ultimi un’esposizione indesiderata al virus ma garantendo loro un aggiornamento in real time e continuo dei parametri glicemici dei propri assistiti così da poter intervenire rapidamente, quando e se necessario. Un approccio simile che tende a minimizzare il contatto tra pazienti ospedalizzati e operatori sanitari è anche stato adottato da Sheba Medical Center in Israele. Qui a entrare nella stanza del paziente infetto è un robot, Vici Telemedicine, guidato da medici e/o infermieri, per controllare continuamente ma a distanza parametri vitali del paziente e garantire un intervento rapido solo quando realmente necessario. Altri servizi di telemedicina conosciuti, includono Hale Health, SnapMD – per supporto a bambini, pazienti oncologici e con patologie croniche – Psyalive per supporto psicologico (tutti e tre conosciuti negli Stati Uniti), Babylon Health e Push Doctor (disponibili in UK).

Ovviamente il supporto non è solo per i pazienti. I servizi digitali si dimostrano infatti utili anche per il mantenimento del normale benessere fisico e mentale di tutti i cittadini. Una delle iniziative più importanti viene dal gigante tech Fitbit che ha recentemente lanciato negli Stati Uniti un blog chiamato COVID19 Resource Hub che mira a combattere la sedentarietà forzata dalla pandemia mettendo a disposizione gratuitamente per 90 giorni servizi di fitness, di coaching e di nutrizione. Inoltre, favorisce l’ assistenza sanitaria a distanza (PlushCare) e ti tiene informato su tutte le news e aggiornamenti dell’OMS utili a prevenire la diffusione del virus. Tuttavia, una delle iniziative Fitbit che apprezzo particolarmente è il servizio Contribute to Science che invita a condividere i propri dati con la comunità scientifica – in particolare ricercatori del Scripps Research Institute e della Stanford Medicine – per aiutare a predire l’infezione virale. Gli studi epidemiologici in corso sono due, il DETECT Study (Scripps) e The Stanford Healthcare Innovation Lab COVID-19 PROTECT WEARABLE STUDY e si basano sull’evidenza preliminare che dati legati all’attività e alla frequenza cardiaca, tracciabili attraverso lo smartwatch, potrebbero aiutare a predire in tempo reale gli stadi iniziali di un influenza e quindi anche di un’infezione da COVID-19.

Gli esempi che potrei fare sono numerosi e tutti suggeriscono un concetto unico: il 2020 non sarà solo ricordato per l’infezione da COVID-19 ma anche per l’inizio dell’infezione digitale, dominata da un accesso fast-track del digitale in diversi ambiti, incluso quello sanitario. La storia ci insegna che è difficile “rinfilare il genio nella lampada” una volta che è fuori per realizzare desideri: il desiderio di un sistema sanitario più evoluto, di una popolazione più istruita e consapevole del proprio stato di salute, di operatori sanitari supportati dalla tecnologia per svolgere in modo più efficiente il proprio lavoro. Le sfide e i rischi da affrontare sono tanti, ma la scuola COVID-19 ci ha insegnato che tutto è possibile, nulla è scontato e che il  rinnovamento tecnologico, l’empowerment dei cittadini e lo sviluppo di nuove competenze non sono opzioni, sono opportunità.

Biologa esperta in medicina cardiovascolare ed ematologia, con 8 anni di esperienza internazionale in ricerca scientifica di base e clinica, sostenitrice della digitalizzazione della medicina come strumento per fornire assistenza e cure più rapide e personalizzate. Il mio motto è: “Fai sempre la cosa giusta”