6 min readL’assistente virtuale per gli studi clinici…e per la pratica clinica! Intervista ad Alessandro Monterosso di patchAI

Interviste 3 Maggio 2020 5 min read
Chatbot assistant

6 min readL’assistente virtuale per gli studi clinici…e per la pratica clinica! Intervista ad Alessandro Monterosso di patchAI

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Abbiamo affrontato il tema di come la mobile health stia iniziando a svolgere un ruolo emergente all’interno degli studi clinici in un articolo di qualche giorno fa.

Tra le applicazioni citate, si parlava proprio di PatchAI, startup che lo scorso anno ha accumulato una serie di premi, riconoscimenti e finanziamenti per il suo assistente virtuale, che con empatia e solidità scientifica supporta i partecipanti degli studi scientifici.

In questa intervista abbiamo parlato con Alessandro Monterosso, co-fouder e CEO di PatchAI.

Cos’è PatchAI?

PatchAI è un assistente virtuale, che vuole essere il compagno dei pazienti arruolati in uno studio clinico…e da Maggio lo sarà anche per i pazienti in pratica clinica standard!

A PatchAI si accede semplicemente scaricando l’app dagli store dei nostri cellulari.

Un paziente arruolato in uno studio clinico potrà così connettersi con il proprio medico referente, dialogare con lui e condividere informazioni. Per quanto riguarda invece il futuro, un paziente potrà connettersi con il proprio medico specialista e accedere ad una serie di servizi come quello di self management (registrazione della propria sintomatologia), ricezione di informazioni specifiche sulla propria patologia, attività di lifestyle e coaching e anche un servizio di domanda e risposta nei confronti del medico o della struttura ospedaliera.

La base è un’app, ma il plus di PatchAI è l’assistente virtuale: le informazioni e i dati del paziente vengono scambiati e raccolti grazie ad una conversazione simile a quella umana, infatti l’obiettivo è quello di renderla il più empatica possibile.

Questo significa che si va oltre alla classica richiesta di compilazione di moduli da parte del paziente, magari anche ore dopo un determinato evento, ma le informazioni vengono chieste nel momento più opportuno e attraverso l’uso del machine learning: all’inizio viene identificato e profilato il paziente, e in funzione delle sue caratteristiche, l’assistente adeguerà la conversazione nei suoi confronti. E modellerà anche le conversazioni future e la personalità man mano che l’interazione continuerà e in funzione delle caratteristiche e intensità dei sintomi.

Questo perchè l’obiettivo ultimo, oltre alla raccolta di dati utili a fine medico e per il paziente stesso, è quello da fare patient engagement: solo con esso si potrà ottenere un buona aderenza (sia essa legato alla permanenza in uno studio clinico o alla continuità di un percorso di cura) e si potranno incentivare cambiamenti comportamentali che favoriscano la salute.

La conversazione di PatchAI

Per quali studi clinici è possibile usare PatchAI?

Il prodotto è pronto sia per gli studi registrativi (gli studi che vengono fatti per valutare l’efficacia e la sicurezza di un farmaco prima di metterlo in commercio) che per gli studi in Real Word (studi svolti in condizioni reali, quando un farmaco è già stato immesso in commercio e viene usato dai pazienti).

Da dove è nata l’idea di PatchAI?

Nasce da un’esperienza personale. Prima di questa avventura, lavoravo come infermiere di ricerca clinica presso l’azienda universitaria di Padova. Mi occupavo di studi clinici sia randomizzati che in Real Word e mi rendevo conto della presenza di una grande barriera comunicativa tra una visita e l’altra del paziente. Lavorando in ambito pediatrico questo aspetto era ancora più delicato: i genitori avevano molte domande, dubbi e richieste e lo strumento di comunicazione tra una visita e l’altra era l’informale WhatsApp. Le richieste erano da un lato brevi consulti per avere un supporto e rassicurazione, dall’altra spesso domande molto pratiche (es. posso spezzare la compressa) le cui risposte sarebbero tranquillamente potute essere automatizzate.

Da qui ho iniziato a osservare cosa era presente e quale fosse il comportamento generale, e ho visto che il mercato era dominato dalla carta o – al più – dai palmari. Inoltre sono sempre stato appassionato di tecnologia e di chatbot. Mettendo insieme queste osservazioni e passioni, ho pensato che un chatbot – che rende i processi automatizzati e li efficienta – potesse essere una buona soluzione per questa nicchia di mercato.

Mancava ancora però l’empatia, indispensabile nel mondo della salute (per esempio Google o IBM hanno ottimi servizi ma non ottimizzati per la sanità).

Dalla prima osservazione e idea è pian piano stato creato il team. Abbiamo poi partecipato a Bioupper3 di Novartis e abbiamo seguito un percorso di sviluppo che ci ha poi portati alla vittoria. Dall’idea ad un prototipo funzionante.

Poi nel 2019 abbiamo partecipato a 12 competizioni, sia nazionali che internazionali, e le abbiamo vinte tutte tranne 1!

All’interno di un trial clinico randomizzato, in cui i criteri di inclusione sono molto rigidi, come rigide sono le regolamentazioni; come si inserisce PatchAI?

Si può dare la possibilità al paziente di scegliere tra PatchAI o carta e penna. Oppure, se la scelta del committente (l’azienda farmaceutica che sponsorizza lo studio clinico) è quella di procedere solo con il digitale, si forniscono i device ai pazienti che non li posseggono.

Per patologie in cui l’utilizzo dello smartphone non è possibile, per esempio per alcune muscolo scheletriche, non si utilizza PatchAI.

Ci sono altre caratteristiche del paziente che vengono considerate per l’utilizzo di PatchAI?

Almeno 18 anni, per il resto non ci sono particolari parametri di esclusione.

PatchAI viene infatti personalizzato in funzione dello studio e in funzione delle caratteristiche dei pazienti – andando ad agire sulla personalità del bot. Oltre ad adattare tutta la UX e UI.

Siamo dispositivi medici di classe I, questo significa che ci sono processi da seguire tra cui proprio quella della usabilità del prodotto.

Inoltre ci affianchiamo sempre con le associazioni pazienti (per esempio adesso abbiamo in corso partnership con Aimac) sedendoci con loro e cercando di rispondere ai loro bisogni con la versione beta e testandola poi insieme.

Inoltre una partnership con l’Università di Padova, ci permette sia di svolgere i test di usabilità con lo Human Inspired Technology Research Center, la sezione che si occupa di psicologia e interazioni uomo macchina, sia di ottimizzare ed espandere le personalità dell’assistente virtuale con la collaborazione con la cattedra di linguistica e psicologia. Queste personalità man mano diventeranno veri e propri avatar!

La dashboard del medico

È previsto un traning per il paziente?

Al momento non è previsto. Anche per ridurre il workload dei professionisti sanitari.

Inoltre è l’assistente stesso che, non appena scaricata e aperta l’app, guida il paziente in ciò che può fare e in come farlo.

Progetti futuri?

Uno che verrà svelato a brevissimo. In cui appunto PatchAI avrà funzionalità in più e potrà essere usato dalle persone in terapia standard.

Aspetto importante è che le conversazioni da noi create sono tutte chiuse. Vengono create dal conversational designer, poi si passa allo psicologo, ai pazienti….e questo è importante anche per superare le barriere di tipo medico-legale.

Qual è il feedback dei pazienti e della classe medica?

Sono presenti risultati preliminari. I pazienti sulla usabilità, rispondendo al questionario SUS (System Usability Scale), hanno dato 89/100  (lo standard mercato è 70), 95/100 di aderenza giornaliera, 4 su 5 sull’estetica e personalità e comunicazioni con il bot.

Saranno previste integrazioni con altri device come wearable?

Ci abbiamo pensato e lo prevediamo. Per il momento non vogliamo fare passi più lunghi della gamba e siamo in attesa di partner esterni o richieste di integrazioni.

CONTATTI

Sito PatchAI: https://patchai.io/

Linkedin PatchAI: https://www.linkedin.com/company/ai-patch/

Linkedin Alessandro Monterosso: https://www.linkedin.com/in/alessandromonterosso/

Chimica farmaceutica di nascita, cresciuta a marketing farmaceutico e con una grande passione per l’innovazione in ambito health. Affrontare nuove sfide e modi di pensare, conoscere e imparare ogni giorno è il mio mantra Linkedin